STRISCE DI ANMI MILANO

Il Bersagliotto”

Letto del fiume Cellina (Pordenone): Esercitazioni del 132° Rgt Carri_il S. Ten. Gabriele P.

di Gabriele P.

Cari Amici Marinai,

mi complimento con Voi per l’iniziativa “Strisce di AMNI Milano”. E’ un’occasione molto bella non solo per tenersi in contatto ma per fornire a tutti, anche a chi non è stato in Marina ma ha svolto il Servizio militare in altre Armi, scampoli godibilissimi di tempi solo “anagraficamente” perduti perché, in realtà, continuano ad accompagnarci in ogni momento della nostra vita. Io, da carrista, di queste vostre “Strisce” non me ne sono persa una. Mi permetto, quindi, di sottoporvi una mia “strisciolina” sperando possa suscitare il Vostro interesse. Ma preciso che mi sono divertito comunque a stenderla, nella convinzione che le Stellette così come il Tricolore non abbiano confini né di Armi né di mostrine.

Un caro saluto a tutti voi.

Ten. Gabriele P.  – AssoArma Milano

 Il Bersagliotto”

Correva l’anno 1972 ed era giunto anche per me il momento di fare il militare. In verità, l’età era già avanti perché, essendo del 1947 ma avendo percorso tutta l’Università fino alla laurea, di anni ne contavo venticinque.

Avevo passato il concorso per il 66° Corso AUC (Corso Allievi Ufficiali di Complemento) dell’Esercito. Destinazione: Scuola Truppe Corazzate e MeccanizzateFerrari Orsi” di Caserta. Partenza: gennaio 1972, appena dopo la Befana.

Nella testa la forte aspirazione ad entrare nel Corpo dei Bersaglieri, come mio padre, che era stato Sottotenente sul fronte jugoslavo durante la Seconda Guerra Mondiale e al cui esempio mi ero sempre ispirato. Avevo anche intrattenuto da ragazzino un carteggio con il Col. Romolo Guercio, allora Comandante del mitico 3° Bersaglieri (una delle unità dell’Esercito più decorate d’Italia, che scrisse pagine gloriose sul fronte russo nella Seconda Guerra Mondiale), a quel tempo di stanza a Novara, che mi aveva fatto dono, vera e propria rarità, di un “piumetto” formato ragazzino! Torino, dove ero nato e vivevo, Novara, Risorgimento ecc.: tutte le “tessere” del mosaico erano a posto per concretizzare un sogno.

La Scuola Truppe Corazzate e Meccanizzate formava, infatti, sia i carristi veri e propri sia i bersaglieri carristi . Però, sulla mia cartolina del Gennaio 1972, ai miei occhi appariva un neo: vi era infatti scritto: “Specialità Carristi“; e questo mi metteva a disagio. Il mio sogno di diventare bersagliere era forse da considerarsi infranto?

Carro Armato Ariete in Afghanistan

La “Ferrari Orsi”, a Caserta (mi pare che, ora, abbia cambiato funzione o sia stata dismessa), era organizzata così: da un lato le palazzine suddivise nelle Compagnie del Corso uscente di Bersaglieri, Fanti Lagunari, Fanti Meccanizzati, Carristi, Cavalieri; dall’altro le palazzine del Corso entrante.

Per alcuni giorni ai nuovi non erano state ancora consegnate le uniformi della specialità di assegnazione e si girava quindi solo in “mimetica”, uguale per tutti.

Costituivano quelle “ore senza distintivi” il tempo fatale e ristretto in cui cercavo ancora di far avverare il mio sogno. Chiedevo e mi informavo ma senza costrutto. Allora, coloro che già avevano iniziato a sapere che erano destinati ai Bersaglieri mi tiravano un po’ dalla loro parte, raccontandomi di canti e conventicole eccitate; dall’altra parte, però, anche  le camerate “carriste” si stavano formando e quella prima fantastica amicizia e solidarietà che vedevo che si stava creando fra soldati dalle provenienze più diverse incominciò a fare presa anche nei miei sentimenti più profondi. Man mano, infatti, si coagulavano anche i futuri carristi ed iniziai ad accettare l’idea che anch’io ne potessi far parte e che con loro avrei costruito la mia prima famiglia militare.

Ci fu poi l’incontro con il carrista ”anziano”, il quale ci  venne a trovare e, seduto spavaldo sulla branda, pontificò: <<Ma quali Bersaglieri! Quelli corrono a “sbalzare” nella fanghiglia! Sapete, invece, che potenza vi assurge, quando siete assisi a comandare su di una montagna d’acciaio! >>.

Lentamente, quindi, la mia granitica risolutezza “bersagliera” iniziò, a presentare dei segni di sfaldamento. Ma non mollavo!

Il mio ultimo lampo di determinazione nel perseguire il mio sogno lo ebbi quando, nell’incontro diretto – che il Comandante della Compagnia Carristi, l’allora Cap. Muto, intrattenne con gli aspiranti Ufficiali che, sugli attenti, gli erano parati innanzi – osai sibilare: <<…Però, fosse possibile,  io vorrei essere assegnato ai Bersaglieri.>>.

Il Comandante fece dei cinque pesanti passi nella mia direzione e, d’improvviso, mi vedevo già passato sotto i cingoli

Mi squadrò inizialmente duramente; poi lo sguardo divenne bonario e incuriosito e non palesò alcuna ombra di offesa; poi mi rispose con tono un po’ beffardo: <<E così, ragazzo, tieni tanto ai Bersaglieri, eh? Hai coraggio nel dirmelo! Bene, caro ormai presto Sottotenente, sai cosa ti dico? Che tu rimarrai CARRISTA, ma, da ora in avanti, sarai il nostro…. “BERSAGLIOTTO”! >>.

La sfilata del Giuramento del 66 Corso AUC 1972 

E tale appellativo per qualche tempo me lo portai appresso mentre, da orgoglioso carrista, comandavo…  su di una montagna d’acciaio!

P.S.:  La cooperazione fra Carristi e Bersaglieri fu per molto tempo un classico tattico dell’Arma della Fanteria del nostro Esercito. Anche per questo, ora che la Specialità carrista è fuoriuscita dalla Fanteria per essere inserita nell’ Arma di Cavalleria, la mia generazione è ancora orgogliosa di definirsi Fanteria carrista: un compito militare sempre fraternamente condiviso con i “cuginiBersaglieri!