STRISCIA ANMI PALERMO n. 1

Un giorno  in navigazione tra Otranto e  Valona Fregata Sagittario

24.3.1997 – Mar Ionio, Attività “C.ES.AL.”

“Ruolo di combattimento” durante Controllo Esodo Albanesi

dal Diario di Bordo di un volontario di leva L3, Sc. Radarista

Turno di guardia h.02:00-08:00 in C.O.C. alla consolle di scoperta di superficie (S.O.C.)

h.05:15 circa: durante il pendolamento nell’area di competenza intercettiamo una motosilurante albanese (in codice: Cervo) dirigere verso la Puglia sudorientale.

  Fregata Sagittario

h.05:45 circa: iniziamo da soli a seguire a distanza di 1 miglio la motosilurante, risultata poi un motopeschereccio affollato di profughi (circa 100), nominativo: M-Hasaramaj. Intanto da Brindisi viene allertato un nostro aliscafo (in codice: Delfino), pronto a partire.

h.06:25: usciamo dall’area di competenza per continuare a seguire il mp M-Hasaramaj, con direzione Capo d’Otranto.

h.08:00: il mp M-Hasaramaj è in avaria. Termino il mio turno ma continuo a seguire la vicenda.

h.08:20 circa: dopo esser stati autorizzati e approntate le mitragliere 20/70, prendiamo  a rimorchio  il natante (vedi foto sotto) con direzione Valona, scortati da una motovedetta CP (in codice: Triglia).

natante al rimorchio                 

h.10:30 circa: la navigazione continua verso Valona, ma da ora scortati da un guardacoste Guardia di Finanza (in codice: Gronco).

Turno di guardia h.12:00-16:00 in C.O.C.: Torno alla consolle di scoperta di superficie (S.O.C.):

continua il rimorchio del peschereccio  albanese, ma in acque territoriali albanesi.
h.12:58: viene diramato  il segnale del “Ruolo di Combattimento(…e un leggero brivido attraversò la mia schiena). In C.O.C. indossiamo tutti il giubbotto di salvataggio e il DPI (l’antiflash)……e il silenzio assoluto scende nel locale.  

h.14:42: entriamo nella Baia di Valona.

h.15.07: a 3,7 miglia da Valona viene dato l’ordine di armare le mitragliere 20/70 per l’avvistamento di un gommone con una decina di persone a bordo, apparentemente non armate, che ci viene incontro .

h.15:12: in cuffia sento la vedetta che riferisce in plancia che dal Gommone provengono spari. E’ una persona dal gommone che spara in aria. (Probabilmente la malavita locale non ha visto di buon occhio il nostro intervento in mare).

h.15.15: a 3,3 miglia da Valona, su ordine del Comando Operazioni procediamo a tranciare il cavo da rimorchio e facciamo prontamente  inversione di rotta, onde evitare un incidente internazionale.

h.15.52: siamo fuori dalla Baia di Valona: cessa il  “Ruolo di Combattimento”.

Fregata Sagittario F 565, 24 Marzo 1997

Sc. Radarista L. R. Daniele

STRISCIA ANMI PALERMO n. 2

“Una Franchigia in terra di Spagna”

BARCELLONA – 4 Aprile 1962 (Era del Generalissimo Franco)

In quel periodo ero imbarcato su Nave Grecale, allora sede del CINCNAV, in Crociera Estiva  tra Palma di Maiorca e Barcellona ed in particolare nei primi giorni di Aprile la nave era ormeggiata nel Porto vecchio di Barcellona in vista della monumentale statua di Cristoforo Colombo. 

Durante una franchigia, con il mio collega e grande amico  Sergio M., Sottocapo Furiere volontario corso ’59, conosciamo un ragazzo figlio di una italiana ed uno spagnolo.

Facciamo amicizia e qualche giorno dopo usciamo insieme: ci fa visitare alcune zone del centro di Barcellona: la Plaza de Catalunya, le Ramblas, la Sagrada Familia ecc. e quindi ci conduce dove abitava, in Calle Valencia.

Al termine, concordiamo un altro incontro ed il nostro ospite si offre anche di prestarci degli abiti borghesi da indossare per una gita a Sitges sulla costa poco a Sud di Barcellona. Accettiamo di buon grado l’offerta, pur sapendo che a quel tempo era rigorosamente d’obbligo indossare la Divisa anche durante la franchigia.

Come concordato, qualche giorno dopo, andiamo a Sitges, bellissima località turistica balneare. Lì conosciamo la sua fidanzata e, dopo il pranzo a base di Paella, con menù del luogo, ci fa conoscere, in una villa meravigliosa, anche una coppia di pittori spagnoli.

A quel punto, nel pomeriggio, dopo essere rientrati a Barcellona e mentre passeggiavamo beatamente in borghese in Plaza de Catalunya, incrociamo il C.te. Renato F., C.C.,  Capo Servizio Armi e D.T. del Grecale che ci riconosce prontamente. In quel momento ci è caduto il mondo addosso … e tutte le gioie della giornata son diventate …veleno.

Ma il C.te Renato F. ci ha fatto un semplice cenno di saluto,  ci ha fatto l’“occhiolino” ed ha tirato dritto. Come dire … <<Poi ce la vediamo a bordo!>>

Il giorno dopo, il C.te Renato F., entrato in Segreteria Cincnav, ci salutò come tutti gli altri giorni con un <<Ragazzi, tutto a posto?>> e noi, all’unisono, <<Certo, Comandante! Tutto a posto!>> e lui proseguì (come sempre faceva) con un <<…e niente in ordine!>>. Nessun accenno o riferimento all’incontro in Plaza de Catalunya. Come se nulla fosse. 

Grande persona il C.te R.F. !!  Lo ricorderemo sempre e non dimenticheremo mai l’episodio della franchigia in borghese in terra di Spagna !!!.

Sottocapo Furiere Leva VI°/40 – Salvatore L.

(oggi Socio ANMI e Segretario del Gruppo di PA)


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STRISCE DI ANMI PALERMO

STRISCIA MARINARA n. 3

“Marinaio, Ufficiale e… Gentiluomo” 

dal Drg Squalo alla M/N Città di Alessandria 

E’ tempo di coronavirus!

Tutto attorno a me fibrilla di paure ed ansie, ma nella mia mente mi sento sereno e non ne capisco il motivo. Sarà l’età avanzata, mi dico, non può essere altrimenti!

Oppure sono forse le esperienze passate nella mia vita di marinaio?

Provo a ricordarne qualcuna che ancora oggi mi aiuta nel vivere quotidiano, dandomi forza e fede nei valori soprannaturali che certo fanno parte della nostra vita di uomini, ma che spesso si scoprono soltanto  in momenti di grande tensione e apprensione .

Era un inverno particolarmente vivace in mar Tirreno…. quell’anno 1960! Appena congedato dal Dgr Oceanico Squalo, col grado di STV GN,

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mi imbarcai, 25enne, su una nave della Compagnia di Navigazione Tirrenia, in qualità 2° Uff. di Macchina, con passeggeri a bordo. Eravamo salpati quella sera, nonostante mare 5 in aumento, da Livorno alla volta di Bastia in Corsica. La mia guardia era dalle 00 alle 04 e si “ballava” parecchio; però tutto andava per il meglio in macchina ed ero tranquillo. Verso le 02 avverto il macchinista che andavo a prendermi una boccata d’aria pulita in coperta.

Avrei  controllato anche che tipo di onde stavamo incontrando, se di prua, di poppa o al traverso, per prepararmi al peggio. Passai per l’interponte dove, in genere, dormivano (all’aperto), sulle sdraio, i passeggeri a biglietto minimo, in passaggio ponte. Le sdraio scorrazzavano per il ponte ad ogni sbandata, ma tutti dormivano lo stesso!

Arrivato in coperta, con il buio che, appena rotto dalle luci oscurate della nave, mi impediva di controllare bene le onde, notai ch’esse venivano alte sul lato dritto (N/E, mi dissi, brutta  roba!) spazzando il ponte. Stavo per rientrare quando notai una forma umana avvinghiata sul verricello del picco di carico di dritta, mentre  spruzzi biancastri di mare  la bagnavano tutta.

Non ho avuto dubbi sul da farsi! Attesi l’intervallo di quiete tra le onde e mi slanciai ad afferrare quel corpo bagnato e tremante di paura: era una giovane donna!

Che fare? Non potevo portarla alla sua sdraio in quelle condizioni, una  polmonite era certa; cosi decisi di portarla nella mia cabina, adagiandola in cuccetta, le tolsi gli abiti bagnati e l’avvolsi in una calda coperta di lana.

Poi scesi in macchina, per controllare che tutto fosse a posto. Si, tutto era ok! Il vecchio generosissimo motore diesel anni trenta della Franco Tosi, ad iniezione pneumatica, cantava la sua nenia consueta e cosi potei risalire nuovamente in cabina. 

Là trovai la passeggera ben sveglia e che mi aspettava terrorizzata, certo pensando di avere a che fare con il diavolo in persona, se pure sotto le mentite spoglie di un giovane in divisa di  ufficiale.

La rassicurai e le diedi degli abiti da uomo, asciutti e caldi e le dissi che scendevo nuovamente in macchina a completare la mia guardia. Aggiunsi che poteva rimanere nel mio letto sino all’arrivo senza problemi, tanto io, alle 04, mi sarei appisolato sul divano, sino alle 08, quando poi mi avrebbero chiamato per la manovra di arrivo a Bastia. Così feci. Quando arrivammo in porto e risalii in cabina il mio angelo non c’era più, con i miei maglione e pantaloni: chi era? Dov’era andata a finire?

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Per un mese, continuai tranquillo il mio lavoro ripetitivo e, di fatto, avevo accantonato quell’episodio segreto (era proibitissimo avere a bordo qualunque contatto con passeggere...). Ma un giorno, mentre ero a Bastia con la M/N “Città di Alessandria”, un Gendarme francese venne a bordo chiedendo di me e mi domandò se, alle ore 13,00, potevo accettare, nel posto telefonico pubblico appena fuori dal porto, un appuntamento per una chiamata  da Calvi, una città della Corsica occidentale. Risposi di si e all’orario andai.

Era il mio angelo! Mi informava che quella sera avrebbe preso la nave per tornare a Livorno…..

Ero frastornato! Balbettai qualcosa che non ricordo e tornai a bordo.

Alla sera, all’imbarco non riconobbi nessuno. Scesi poi in macchina per la routine della manovra e dopo mi avviai verso la solitudine della mia cabina.

Ebbene il mio angelo era lì: era tornato e mi attendeva nello stesso caldo rifugio di quella terribile notte, ben impresso nella sua mente! Aveva rassettato le mie semplici cose in cabina e mi restituì, stirati alla perfezione, il maglione ed i pantaloni che le avevo dato e mi disse che mi aveva pensato a lungo e che … mi avrebbe amato. E così fu!

Arrivati a Livorno, così come un mese prima a Bastia, mentre io ero impegnato nelle operazioni di ormeggio, Lei svanì ancora una volta nel nulla! E non l’ho mai più rivista….

Oggi, da vecchio marinaio, mi preme fare una riflessione: al di là della naturale attrazione fisica tra un uomo e una donna, leggo nella vicenda, qui narrata e mai dimenticata, anche la profonda attrazione che aveva unito, un uomo e una donna, in spirito e donazione di sé, nel ricordo dello scampato pericolo.

Ebbene, oggi che viviamo la vicenda del coronavirus e avvertiamo l’angoscia del contagio e del pericolo per la nostra vita, altri  giovani potranno  trovarsi  a rivivere una situazione simile di donazione completa, disinteressata e vivificante, che affermerà, inequivocabilmente, l’unione quasi sacra tra uomo e donna.

Ho cercato di esprimermi nel migliore dei modi, ma conosco i miei limiti e ve ne chiedo venia.

STV GN C° C. Luciano F.